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2 luglio 2026 · 3 min

Cos'è l'ecoansia e come si combatte?

Uno stato di allerta di fronte alla crisi climatica che coinvolge oltre il 65% dei giovani. Dalla paura può nascere l'azione.

Illustrazione: due fiori — uno fucsia e uno arancione — germogliano da una bottiglia di plastica accartocciata sulla battigia di una spiaggia.

Tra gli effetti del cambiamento climatico non figurano solo le ricadute sull'ambiente, sulle altre specie animali e sugli eventi meteorologici fuori dalla norma, ma anche lo stress sulla psiche umana.

Questo è vero soprattutto per le nuove generazioni: secondo l'UNICEF, per più del 65% della popolazione tra i 14 e i 35 anni, il fenomeno prende il nome di ecoansia, uno stato di allerta in risposta a situazioni e immagini relative alla situazione mondiale. Le aree cerebrali si attivano in risposta a una minaccia che, per la prima volta nella nostra storia, è invisibile e globale.

Ad attivarsi sono anche dei complessi circuiti emotivi e cognitivi, che scatenano due reazioni principali: il distanziamento come strumento di protezione e l'incanalamento verso azioni concrete e impegno costruttivo.

È il caso delle ecoattiviste, persone che hanno scelto di promuovere politiche sostenibili e di incoraggiare i singoli ad adottare abitudini sostenibili ma concrete e alla portata di chiunque, per la protezione della biodiversità e per la giustizia ambientale.

Dall'ecoansia, un sentimento che nasce come negativo, si apre la via del possibilismo che impedisce di chiudersi nella rassegnazione.

Perché anche dall'ecoansia nascono i fior.